“LE COSE ESISTONO SOLO IN QUANTO SE NE HA COSCIENZA”​

Coronavirus: la comunicazione ha fallito?

Prima o poi doveva succedere, era questione di tempo: due ragazzi cinesi insultati e aggrediti a Torino con l’accusa di essere “portatori di coronavirus”.

Da circa un mese il coronavirus è l’argomento principale, anzi, il trend topic, come dicono quelli che di comunicazione ne capiscono veramente tanto. Anzi, il #coronavirus, come digitano quelli che di social ne capiscono veramente tanto. Fiumi di parole, pagine e pagine di giornali, titoli e aperture dei TG nazionali e locali, programmi radio, miliardi di approfondimenti sul web, nelle chat, post, tweet, ecc… persino al bancone dei bar il calcio è diventato solo il secondo argomento di discussione. Di per sé non ci sarebbe nulla di male. Essere informati è positivo. Ma la domanda che mi pongo è un’altra. Tutto questo bombardamento ha portato nelle nostre case maggior consapevolezza e la conseguente pratica delle buone prassi divulgate dal Ministero della Salute per evitare di contrarre e diffondere il virus? Nel nostro piccolo, abbiamo iniziato a lavarci le mani più spesso o semplicemente abbiamo iniziato a guardare con sospetto ogni tratto somatico orientale?

Francamente, temo che la comunicazione relativa al virus sia miseramente fallita. Non c’è efficacia nel messaggio. A meno che informare non significhi disinformare: passano gli anni, ma vuoi vedere che siano ancora fermi davanti allo schermo del Grande Fratello per odiare Goldstein?


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